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RE BEMOLLI

Siamo andati a Mondeggi per correre la Re Bemolli la prima edizione di una coutryrace organizzata dai ciclisti arnesi. Percorso sublime 50 km scarsi con circa 1000 m di dislivello positivo, non c'è pianura, tracciato dalla mente perversa di Rozz. La traccia infatti è per cinghiali e/o cartografi consumati. Piove con decisione, il morale come sempre è dei migliori. Fango che schizza ovunque, pozze grandi come nella palude del Dnepr e guadi belli gonfi.
Vi salto la parte in apnea, in cui provo a stare con i migliori ma rimango a bagno maria. ad ogni modo sto bene e mi trovo a mio agio in questa giornata, che chiunque definirebbe di merda. Intraprendo la salita di Castel Ruggero, che più o meno è la penultima fatica di giornata, saranno circa 3  km di sterrato, in cima c'è la Madonna. Torno su asfalto nonostante continui a piovere, ho il morale alto, mancano poco meno di venti km e mi sto divertendo, devo dare tutto. A questo punto la traccia prevede un anello che sale al Monte Masso. Dopo due curve asfaltate chi incontro? il mio ciclista preferito: Fano!!! Non puoi capire come son contento mi dice. Li offro un paio di fichi secchi e conforto morale.  

La versione del capitano al momento del nostro incontro:

Io ero in fase sopravvivenza. stop
non scherzo. stop
senza cell. stop
monte sconosciuto. stop
traccia non funzionante. stop
fame e freddo. stop
le pecore emettevano richiami umani. stop
sono entrato in un pollaio a cercare un uovo. stop
ho rovistato nel cassonetto della carta per cercare un giornale. stop
quando ho visto Gori... stop
ho pensato di aver visto il capitano Shackleton. stop

il continuo:

Scaliamo il Monte Masso dal lato duro sbagliandoci (lui l'ha già scalato dall'altra parte ma nella concitazione non me l'ha detto). Scendiamo, ci fermiamo quelle due o tremila volte per interpretare tracce sovrapposte. Un po' di mangia e bevi. il tempo ancora di cogliere un giaggiolo da portare alla mia bella che mi aspetta all'arrivo e di caricare sulla Scapin una palla di fango da 5 kg e siamo al traguardo! Quale miglior premio del via libera del tuo capitano???
Secondo e terzo dietro a Rozz. 

Grazie agli Arnesi per l'organizzazione e alla Fattoria Bene Comune di Mondeggi per l'ospitalità, il pranzo e l'ottima birra autoprodotta!!!

IL RICHIAMO DELLA FORESTA

All’ombra di un faggio gigante
sedevo assorto e lontano miravo
valli distese e lor dolce oscillare.
Sedevo un tappeto di foglie
e udivo l’acuto cantare
e gli innumerevoli suoni
d’uccelli stanchi di volare.
Sedevo e immaginavo,
tra l’alte erbe di quelle valli,
i mondi che mi son nascosti,
i lor misteri e i loro molti inganni.
Sedevo all’ombra di quel faggio.
E tutto intorno si taceva.


Poi mi sono svegliato in un ostello di periferia, quello che mi aspettava, se possibile, era ancora meglio: attraversare in bicicletta, un pezzo di territorio apprezzabile a colpo d'occhio sulle carte geografiche appese nelle aule delle elementari. Quel tratto dove il rosa dell'Emilia Romagna diventa il verdino della Toscana ed è tutto un pochino più scuro perché ci sono le montagne. L'obbiettivo è semplicissimo andare da Bologna a Firenze svalicando l'Appennino ...e che ci vuole, basta fare il Passo della Futa, NO stolti!! La comitiva assai variopinta ha bandito le strade asfaltate. Il plotone era in procinto di affrontare la Via degli Dei, che ci avrebbe portato a scarpinare su sentieri arditi e guidare su discese alquanto tenni'he, tra infidi affioranti apparati radicali, chiari freschi e dolci guadi, scivoloso macigno appenninico e abbondanti manti di foglie scricchiolanti. Raggiungendo assolate vette e proseguendo su scorraggianti perdite di quota. Attraversando nebbiose e magiche faggete, solcando mari di brillantissimo verde e l'antico lastricato della Flaminia Militare. 
Due fantasmagoriche giornate di bicicletta intervallate da un selvaggio bivacco traboccante di #campvibez. 
Centotredici chilometri, tremilanovecentoottantacinque metri di dislivello positivo, una birra per ogni paese attraversato, sessanta fotos.

ABBIAMO FATTO UNA COSA ASSURDA...


Venerdì 26 febbraio l’alpinista italiano Simone Moro, quello basco Alex Txikon e quello pachistano Ali Sadpara hanno realizzato la prima ascensione in inverno del Nanga Parbat, uno dei quattordici “ottomila” della Terra: la vetta scalata dai tre alpinisti è alta 8126 metri e si trova in Pakistan. L’alpinista italiana Tamara Lunger, che faceva parte della spedizione, si è fermata poco sotto la cima del Nanga Parbat. Era il penultimo ottomila rimasto a non essere mai stato salito in inverno, insieme al K2, la seconda montagna più alta della Terra: quella di Moro, Txikon e Sadpara è considerata quindi una salita importantissima per la storia dell’alpinismo in Himalaya. Salire un ottomila in inverno è molto più difficile e pericoloso che farlo nel periodo in cui tradizionalmente si organizzano le spedizioni in Himalaya, cioè in primavera o in autunno. Dopo aver raggiunto la cima del Nanga Parbat, Moro, Rxikon, Sadpara e Lunger hanno passato la notte al quarto campo allestito per la salita, a una quota di 7200 metri.




Finora la salita invernale del Nanga Parbat era stata tentata 31 volte, 12 sul versante sud-est, dalla cosiddetta parete Rupal, e 19 da quella nord-ovest, conosciuta come Diamir. Per Simone Moro, che è di Bergamo ed è l’alpinista himalayano italiano in attività più forte e conosciuto internazionalmente, era il terzo tentativo. Moro aveva già salito per la prima volta in inverno altre tre montagne più alte di ottomila metri: nel 2005 aveva salito lo Shisha Pangma, nel 2009 il Makalu e nel 2011 il Gasherbrum II. Moro, Txikon, Lunger e Sadpara avevano lasciato il campo base il 22 febbraio, e hanno salito il Nanga Parbat percorrendo la via Kinshofer, aperta nel 1962 sulla parete Diamir dal tedesco Toni Kinshofer e oggi considerata la via “normale” per la salita.

Il Nanga Parbat si trova in Pakistan, vicino al confine con la Cina, e appartiene alla catena montuosa dell’Himalaya, nonostante si trovi alla sua estremità occidentale molto lontano dall’Everest e dal K2. Fu salito per la prima volta nel 1953 dal grande alpinista austriaco Hermann Buhl, che raggiunse la cima della montagna da solo dopo che i suoi compagni erano tornati indietro, in una delle imprese più famose della storia dell’alpinismo himalayano. Il Nanga Parbat è considerato uno degli ottomila più difficili e pericolosi: nel 1970, in un’altra spedizione molto famosa e discussa, morì Günther Messner, fratello del famosissimo alpinista Reynold Messner, mentre i due cercavano di scendere il versante nord-ovest, conosciuto come Diamir. A lungo la versione data da Reynold Messner dell’incidente fu messa in discussione, e l’alpinista fu accusato di aver abbandonato il fratello: nel 2005 fu ritrovato il cadavere di Günther Messner, proprio dove per anni il fratello aveva sostenuto si trovasse, confermando la sua ricostruzione.

DON'T TRY THIS AT HOME

Torna dopo qualche tempo la rubrica Lo Mammons dedicata alle mirabolanti gesta del nostro amichetto di Pisa Mezzogiorno. Di seguito il suo rapporto.

Ore 07.50, suona la sveglia subito mi alzo perché ancora devo finire di montare la bici per la Serchio. Scendo in giardino e incomincio gli ultimi ritocchi, guardo l'orologio sono già le 9.15 e mi fiondo in macchina, come prima cosa chiamo Gori per dirgli che non riesco ad arrivare per le 9.30 e che al mio arrivo avrò bisogno di un aiuto per montare ancora i freni. Arrivo in piazza a Nozzano e grazie a due ragazzi sistemo i freni. 

Ci siamo è il momento di partire tutti insieme fino a Ripafratta dove ci sarà il via. Dopo la foto di gruppo siamo pronti per partire consegnata la prima mappa la guardo con attenzione e subito capisco dove sono i checkpoints: l'unico mio vantaggio è proprio nel trovare subito i check!! Parto in mezzo al gruppo e ben presto mi ritrovo ultimo ma era prevedibile.. c’è da scaldare le gambe! Procedo con il mio passo senza strafare perché so che la gara è lunga.
Sotto il ponte di Pontasserchio trovo una pompa da bici in terra, la prendo e riparto. arrivo al primo check da Ivan (via del Paduletto) gli dico che avevo 2 persone dietro di me ma lui mi dice che al check ne devono arrivare di più, lì il primo stimolo a proseguire senza perdere tempo prezioso... Poco dopo trovo Michele un ragazzo di Pisa che ha rotto la catena due chiacchiere con lui, lo saluto e riparto, non passa molto e trovo altri due ragazzi, uno aveva forato e aveva la pompa che non funzionava così mi fermo, gli do la mia pompa e riparto certo che mi avrebbero ripresi e che quindi la pompa avrebbero potuto ridarmela più avanti... infatti sul drittone sterrato per arrivare al secondo check mi riprendono faccio per fermarmi ma ha riforato quindi gli riserve la pompa. Io riparto e loro cambiano la seconda camera d’aria. Arrivo al Ponte della Barra dove Simona e Gori mi consegnano una mappa con i 4 check da trovare e riparto... Mega drittoni che non finiscono più, un gran via vai di bici che sfrecciano in tutti i versi. Mi dirigo verso la Pioppeta di Gino il Gigante e incrocio un gruppo con Fisto che mi urla delle indicazioni più degli urli di incoraggiamento... Ritrovo lo stesso gruppo mentre mi sto dirigendo verso il muro della chiesa di San Lorenzo a Massaciuccoli anche in questo caso il Fisto mi da indicazioni sugli “ultimi” due check. Prima di arrivare alla chiesa sono in ultima posizione poco davanti a me ci sono due fiorentini.. Al check della chiesa prima di riscendere ci fermiamo a chiacchierare io ne approfitto per mangiare una caramella alla menta loro stanno decidendo di ritirarsi e gli do delle informazioni per raggiungere l’arrivo... Li saluto e riparto. Quei 4 check sono stati i momenti più belli dove incrociavo gente che non faceva altro che incoraggiarmi!!! Finalmente ritorno al check del ponte sulla Barra, prendo la terza mappa e Gori mi chiede: che si fa? Senza pensarci troppo gli dico: ormai?!?!!! guardo la mappa c’è da fare la salita del Cancellino per arrivare alla Madonnina, Filettole e poi Ripafratta. Riparto, arrivo all’inizio del sentiero e inizio a farmela a piedi. Ho una fame assurda ma non ho niente da mangiare lungo la salita mi recupera Gori ci diamo appuntamento alla Madonnina ma in quel momento di crisi gli comunico il papabile ritiro. Qui i primi dubbi di poter riuscire a finire il percorso. Arriviamo al presidio pugliese di Filettole riprendo la mappa per valutare se ritirarmi ma con Gori decidiamo di raggiungere capitan Fano a Ripafratta tanto anche per ritirarsi ci si deve passare. Da Fano mi faccio consegnare l'ultima mappa. Sono a circa 10 km dall'arrivo decido di stringere i denti e finire il percorso però chiedo di liberare i check, di andare all'arrivo e di far iniziare a mangiare. Bevo, mangio un gel, mi infilo nello zaino la borraccia di Fano (con la bomba n.d.r.) e una bomboletta per le forature di Gori (altra bomba sotto mentite spoglie n.d.r.)... E carichissimo mi dirigo verso ponte San Pietro. Il gel dopo poco inizia a fare effetto le gambe vanno e la testa c’è. Arrivo al ponte scatto una foto da inviare ai BC/BS, che mi caricano con un super messaggio vocale!!! Arrivo al guado l’idea era di farmi anche li una foto ma ero mèzzo (mètso bagnato n.d.r.) ed iniziava ad essere freschino decido di non perdere tempo per evitare di arrivare a buio tanto le prove del guado sono incofutabili! Arrivo finalmente a Nozzano so che manca poco per Castiglioncello ma quella via della stazione non finisce più. Finalmente arrivo davanti alla chiesa. Sono distrutto ma sono arrivato prima che facesse buio! Mi cambio e vado a mangiare la zuppa calda del Cuoco e bere della buona birra. 
Il momento più bello di tutte le Serchio è la festa finale.
Grazie all’incitamento dei BiciclettasBlues e di tutti i partecipanti sono riuscito a completare il percorso (!!!) e son già qui che penso al mezzo da preparare per la prossima Serchio!   


Riccardone, già Senatore a vita della Repubblica del Serchio, all'arrivo di Mammons pronunciò la frase: aoh c'hà coraggio 'sto pichello eh??!

CINQVE



Fantastici tutti e tutto, ma Mammone è il top. Quando pensi di aver visto tutto, ti arriva lui e ti scarica nel parcheggio la sua Graziella appena "sfornata" con ancora i freni da registrare e la catena inchiodata dalla ruggine. Li sentì qualcosa. Non la morte filande che si fa strada fra le viscere. È la compagnia, le risate, l'amicizia, la passione, l'ospitalità, la fratellanza, l'uguaglianza, l'appartenere ad un gruppo, la natura, l'amore per la bici... Lo spirito della Serchio !!! 

Ecco.. Francesco deve aver capito tutto in un istante e non è il solo ne siamo convinti, quindi un grazie di cuore a tutti quanti!!! Viva la Serchio viva la Repubblica e auguri di buon Natale.. crepi l'avarizia. Per racconti e impressioni visitate il FF, poi con la calma olimpica che ci contraddistingue usciranno le foto e una lista dei finischers.

FRANCIGENA GRAVEL RACE

La spedizione ad Abbadia Isola è stata una spedizione ciclistica fiorentina patrocinata dal Festival del Viaggio Lento. Quello che non sapevano gli organizzatori di questo festival è che se metti almeno due ciclisti sulla medesima strada il viaggio non potrà, per definizione, essere lento. La spedizione ha portato il 10 Ottobre del 2015, sotto pioggia battente e costante al raggiungimento del suddetto borgo nella campagna senese partendo dal cerchio arborato della città di Lucca: km 115 circa con dislivello positivo prossimo ai 2 km, in un susseguirsi di strade dai più disparati fondi, colli infangati, vigne, boschi, paduli, argini, salti di roccia attraversando la campagna toscana e le cittadine di Porcari, Fucecchio, San Miniato, Borgo Forte, Quartaia, San Gimignano, Colle Val d'Elsa... ancora vigne e boschi e strade ai limiti della ciclistica percorrenza. Colline fangose l'ho già detto?? Questa traccia è parte della Via Francigena la quale è utilizzata da un millennio e più per collegare l'Europa centrale a Roma. Non tutto lo sparuto manipolo di ciclopellegrini (con chissà quali colpe da espiare) è riuscito a chiudere la traccia nelle 10 ore imposte come limite dal regolamento ma tutti sono stati dei draghi perché quel giorno era stato studiato e appositamente confezionato per stare a letto possibilmente in dolce compagnia.

FINISHERS
- Rozz  (Firenze) 7'33"
- Fano (Camigliano LU) 7'36"
- Clava (Andalo valtellino SO) 7'36"
- Visconte Cobram (Compiobbi FI) 8'07"
- Valerio (Ascoli Piceno) 9'18"
- Gori (Nozzano Castello LU) 9'33"

D.N.F.
- Lone wolf (Roma)
- Nekro (Brescia)
- And1 (Brescia)
- Jesse (da qualche parte nelle praterie dell'Arkansas - Arezzo)
- Skuamo (Firenze)
- Sandro (Firenze)
- Fabione (Las Pezia)

Una volta tornato a casa capitan Fano ha raccolto le sue impressioni e le affidate ad uno dei suoi piccioni viaggiatori (per la precisione Marco Aurelio) che ha volato alla volta del castello di Nozzano HQ/BC/BS 

Stazione di Lucca/Luogo imprecisato (almeno per me) molto vicino a Siena stop. 
114 km 7 strafottutissimeore e 30 minuti in sella di una MTB su un percorso molto variegato sia come fondo sia come dislivello stop.
pioggia costante stop.
passaggi impedalalbili ma soprattutto fango, molto fango, fango bao! stop.
poi ora la gente che partecipa viene organizzata bene sia fisicamente che tecnicamente, il mezzo dedicato è indispensabile per non parlare del garmin stop.
Qualcuno direbbe che conta solo la gamba.. un cazzo conta tutto stop.
soprattutto i compagni/avversari che ti fanno ridere prima, durante e all'arrivo stop.
l'arrivo?! il luogo dove per arrivare dai il meglio, ma per rimanerci devi essere pronto a dare tutto il tuo peggio!!! stop.

FOTO QUI

IL BREVIARIO DI TOMMYBARNO

Sabato prossimo c'è una gravel che parte da Lucca e va a Monterioggioni seguendo la Via Francigena. trovate le informazioni del caso qui. Per ora non c'è ancora una traccia in compenso abbiamo a disposizione questo pezzo di rara prosa scritto dal nostro amichetto Tommybarno del clan dei Nani empolesi conoscitori e insegnanti ufficiali della Bestemmiaurlata. Vi lasciamo alle sue parole.


Ecco un piccolo breviario per il viandante deli mostri e deli esseri che lo stesso puote trovare sulla via, redatto dopo la ricognizione richiesta dal console dell'impero Vierino detto il duplice copia (la copia sposata)

Il lentoSUV
Popola tipicamente le zone tra uno sterrato e l'altro, molto familiare per tutti i ciclisti urbani. Dalla potentissima armatura, questo ibrido Umano-BMW procede con suo tipico incedere lentissimo in città, ma velocissimo appena fuori dai centri abitati. Affrontarlo è inutile, l'unica è aggirarlo facendo più sterrati possibile, impendendo così di essere inseguiti.

Il pellegrino
Questo umanoide è l'incontro più frequente che si può fare sulla via, di solito di sesso femminile, appena passata la sessantina, è la bestia più innocua che incontrerete. Salutatelo ed egli vi lancerà la benedizione dello zaino peso e delle vesciche ai piedi, che vi proteggerà dall'acqua piovana e dalle scalinate.

Il pellegrino errante
Attenzione questo tipo di pellegrino è infido e menzognero. Facilmente riconoscibile si apposta con uno o due compari sulle discese e tramite l'aiuto di catene biancovermiglie (come quelle usate per delimitare le proprietà private o gli accessi vietati) tende trappole agli ignari gravelisti che alla ricerca della via più veloce e del sacro KOM non prestano attenzione alla via che gli si para davanti, distratti dal saluto del pellegrino menzognero. L'errante può essere facilmente messo in fuga scendendo dalla bicicletta.

Il caneROMPICOGLIONI 
Questo tipo di quadrupede popola tutti gli anfratti recintati che incontrerete. Quasi sempre innnocuo, si limita a rincorrere il passaggio dei gravelisti da dietro la sua recinzione abbaiando come un ossesso e alzando più polvere del peloton sul pavè per Roubaix. Alcuni gravelisti lanciano al cane maledizioni di morte completamente inefficaci e che risultano solo in un'aumento dell'incazzatura del quadrupede.

Il copriscarpe maledetto
Questo indumento spacciato come incantato e proposto al gravelista da una vecchia megera è in realtà maledetto. Una volta indossato lesserà completamente il piede dell'ingenuo gravelista e per effetto della maledizione farà cessare la perturbazione atmosferica che riprenderà non appena l'ignaro ciclista si fermerà per rimuovere l'indumento maledetto. 

La MotaASSASSINA
Questo essere è uno dei più perigliosi di tutto lo tragitto, infida e letale si nasconde in completa quiete tipicamente nelle vigne. Non da segno di se fino a che non viene calpestata, da quel momento in poi la motassassina cinge le ruote del viandante fino a bloccarne completamente lo scorrimento e intrappolando lo viandante alla mercè de li predatori che si aggirano per i boschi. La motassassina non può essere sconfitta, l'unica maniera per liberarsi della sua presa collosa è il sacrifizio dell'acqua della borraccia che scioglie temporaneamente la presa. Il consigio è attraversare le vigne in gruppo così da essere aiutati da altri viandanti e munirsi di abbondanti scorte d'acqua. Uno strano effetto che la mota dà, soprattutto negli spilungoni delle campagne è che essi molto spaventati da questo suolo inospitale urlano come ossessi e sollevano lo mezzo gommato nella speranza con le loro lunghe leve di uscire dal pantano. La motassassina non può essere sconfitta nè con la Bestemmiaurlata® nè con la maledizione di morte spergiurante.

Garmin il cartografo pazzo
Garmin Briacus di Sciaffusa detto il cartografo pazzo era il cartografo di Cristoforo Colombo, il quale per arrivare in India suggerì il percorso dagli Stati Uniti, evitando così le strade sterrate. La sua anima maledetta sia in vita che dopo la morte è stata rinchiusa in amuleti che i viandanti portano sul manubrio delle proprie biclette. L'amuleto maledetto può portare il viandante fuori strada ed esporlo a tutti i più gravi pericoli. L'unica maniera di evitare questa sorte sciagurata è obbligare l'amuleto a seguire una via già decisa dal viandante stesso e tenere a bada l'anima stessa, indirizzando minacce e spergiuri a più riprese all'indirizzo dell'amuleto stesso. Assolutamente da evitare cadere nella tentazione di chiedere all'anima di Garmin contenuta nell'amuleto di cercare una strada per noi, questa azzardata decisione porterà il viandante a perdersi nei più remoti anfratti rendendolo completamente succube dell'anima maledetta di Garmin, il quale ad ogni ricalcolo porterà l'avventuriero sempre più fuori strada.

La salita pedalabile
Purtroppo questo essere mitologico, una volta numerosissimo sulla via, ci risulta oggi estinto o in via d'estinzione. Gli avvistamenti sono aneddotici. La popolazione di questo pacifico essere è stata drasticamente ridotta dall'introduzione sul percorso della più vorace. Salitachesembrapedalabilemaallafinetiassasina e dai temibili Ciottoliapuntasenzaaderenza. 

Il vento degli stradisti
Questo vento fortissimo che soffia solo in direzione contraria alla marcia è presente soprattutto nei tratti pianeggianti o sugli argini dei fiumi. Le leggende narrano che siano le anime degli stradisti esauriti dalle nevrosi della convivenza con le automobili che tormentano i più fortunati colleghi gravelisti sulla via che porta alla pace tra i popoli. Se si riesce a prestare attenzione il vento sembra sibilare in lontananza urla simili a Spostati! oppure Metti la freccia!! Questo essere maligno può essere sconfitto solo con delle potentissime pastiglie alla caffeina fornite dai maghi delle botteghe intorno a Via de' Neri. Anche in questo caso la Bestemmiaurlata® non è efficace.

Speriamo che la lettura di questo breviario aiuti i viandanti di ogni razza a portare a termine il cammino della Francigena.

Saluti 

tommybarno del clan dei Nani empolesi conoscitori e insegnanti ufficiali della Bestemmiaurlata®
Visconte Cobram del clan degli spilungoni veloci delle campagne domatori degli amuleti Garminici
rozz del clan dei Maghi e degli Alchimisti di via de Neri 

EL SANTO GRAVEL


Qualche trempo fa mentre mi trovavo alle pendici del Tongariro mi è arrivato un telegramma da Joanfran: dice Rozz che c'è una gravel in Veneto, va da Bassano del Grappa alla Basilica di Sant'Antonio A/R" e mi indica il sito di cicloazione. Penso di aver deciso immediatamente che sarei andato ma dopo aver letto nel regolamento - All’arrivo bisognerà Strombettare con un vero pseudocorno di Olifante - non potevo più tirarmi indietro: alpini, Sant'Antonio, olifanti, ghiaia soltanto uno sprovveduto sarebbe rimasto a casa. Dovevo solo trovare qualche compagno di ventura, così mi faccio prestare qualche piccione viaggiatore da Fano ed inizio la ricerca. Trovo la mia squadra per quest'occasione a Las Pezia. Ed è così che sabato pomeriggio dopo aver vendemmiato parto alla volta del Brenta dalla suddetta città ligure assieme a due lunghi figuri: Piero meglio conosciuto con lo pseudonimo di Capiero spietato moderatore di FF e Fabione detto la Iena del Magra. Arriviamo a Bassano e ci riuniamo con altri elementi poco raccomandabili,  il sabato sera va via liscio tra una pizza con tutto sopra e le figurative bestemmie di Tommybarno ci si diletta nell'antica e nobile arte della pretattica: chi ha le papille gustative infiammate, chi: ma no domani io faccio una scampagnata, chi mette a disposizione tracce sbagliate e così via. Dormiamo quattro o cinque ore, colazione abbondante e i più fortunati defecano.

Partenza alla francese.. Alessio, ci da lo stendardo che ci rende cavalieri de el Santo gravel. Partiamo, sono le 7:22. Il Plotone è formato dai lunghi di Las Pezia, Richard e Nekro di Brescia, mentre la squadra gigliata: Rozz, Paolo, Tommy e il Visconte non sono ancora usciti allo scoperto. Una volta in gara i ricordi si fanno subito annebbiati, io, che la sera prima ero tra quelli io domani faccio un bel giro sul Brenta che non ci son mai stato, battezzo la ruota di Fabione, mi sento bene e penso che posso provare a fare cento-centoventi chilometri a tutta se mi concentro al resto ci penserà Sant'Antonio. Il percorso di andata si adatta bene alle mie caratteristiche ci sono dei lunghi tratti di singltrack, ci distanziamo e ci godiamo il tracciato, a un tratto la strada si fa più larga e veloce, in questo frangente inglobiamo almeno quattro o cinque elementi di non ben precisata origine ed attitudine, Fabione va a giocare con uno di questi ma lo curo ad una cinquantina di metri tanto a Padova non manca molto e là dobbiamo fare un tratto urbano per raggiungere el Santo sicuramente ci ricompattiamo tutti insieme, penso. Ma il gruppo di forselocals si è smaterializzato proprio quando serviva, Nekro e Piero non li vedo da un po, Richard ha preso bene ad una svolta dove noi si è tirato dritto ed è sparito in un attimo. Com'è come non è, siamo io e la iena ci dirigiamo verso il centro di Padova e parte la musichina, in pieno trans agonistico riusciamo a trovare el Santo soltanto al terzo tentativo (maledette cupole semisferiche). Ritroviamo il Nekro. Foto comprovante il raggiungimento del checkpoint, visita di cinquantesei secondi alla basilica, cocacola, cornetto alla marmellata perchè vuoto non c'era, rabbocco borracce. Ci avviamo gagliardi verso la via del ritorno siamo ai meno circa 70 che sarà mai??? ed è proprio il pensiero impuro che materializza l'incubo di ogni ciclista il dirizzone-controvento, nello specifico trattasi dell'alzaia del canale Muson dei Sassi, il nome è tutto un programma, che va inseguito per quasi una trentina di chilometri. Fabio continua a dire bisogna gestirsi, andiamo giusti, abbiamo tirato troppo all'andata... (abbiamo???) ma poi allunga e più forte di lui, ad ogni modo lo vedo sempre massimo un centinaio di metri, poi le mie preghiere vengono ascoltate e mi viene in soccorso un ciclista tracagnotto con un jersey pieno di sponsor di quelli da stradista che piacciono tanto a captain Fano, pur nell'annebbiamento ricordo tra i main sponsors una ditta che produce pancali... che stile penso, mentre mi riporta sotto agli altri due. 
Una volta arrivati ad un centro abitato (forse Castelfranco) finalmente il canale ci molla e per festeggiare Nekro fora, mentre do una mano a riparare Fabione gioca il jolly, quando ripartiamo il tracciato si fa interessante, vario e divertente, mi sento rinato siamo ai meno trentaquattro e le parole di Alessio con la sua eRRe evanescente mi rimbombano nel cervello veRso la fine c'è un tRatto inedito, che a me è subito suonato come: stasera Ugo ti ho preparato una ricetta da me inventata e infatti gli ultimi venti non deludono partono con una via campestre, prima e dopo salitelle e discesette su ciottolato medio-grosso, un bel tunnel di rovi e vitalba penzolante dove poca luce penetra, un immancabile guado e una finta foratura, quello che mi ricordo. 
Si attraversa brevemente la periferia di Bassano, siamo al triangolo rosso ma c'è ancora il tempo di perdersi mentre a testa bassa ci avviamo verso l'arrivo per suonare il famigerato e meritato vero pseudocorno di Olifante. 
Centoquarantacinque chilometri sei ore e quarantotto minuti ventuno foto. 
Sono felice. Grazie amici!

CHE SPETTACOLO



















Poi con (mooooolta) calma riordiniamo le idee e si butta giù classifica e quant'altro. Per adesso ringraziamo e ci complimentiamo con tutti quei mattacchioni che hanno raccolto ancora una volta o per la prima volta, la sfida proposta e vi lasciamo con le foto scattate da Cello.
Altre foto qua, mentre i primi resoconti iniziano a venir fuori su FF.

MEANWHILE IN NEW ZEALAND




















Ho perso qualche anno di vita.. Ho scelto la strada sbagliata che era tutta in salita e un vecchio in macchina si è fermato dicendomi: "mi raccomando quando torni indietro non salire sulla bc perchè è troppo pericoloso" ahahha.. quindi praticamente ho passato la mattinata a spingere la bc, però prima sono andata in un posto pieno di fango. Divertente. mi sono smerdata tutta. Sulla strada c'era un cartello che diceva ai camion di cambiare marcia e stare attenti perchè c'era troppa pendenza. Non so perchè sono andata lì. Adesso faccio schifo. Non capisco niente di bc cavolo, a un certo punto mi è partita la catena, ma non sapevo che dovevo capovolgere la bc, poi lo appoggiata in terra e ce l'ho fatta! La strada sembrava normale poi però dopo la curva c'era un muro, però la parte sulla spiaggia mi sono divertita.









mi viene soltanto da aggiungere... si intravede un barlume di speranza

AFFRETTARSI





















ULTIMO GIORNO PER PRENOTARE IL GPS A NOLEGGIO CHI è SENZA SI PALESI... MANDANDO UNA MAIL 

bcbsbrothers@gmail.com

TOSCA TEST





















...e niente, domenica abbiamo fatto la prova integrale del tracciato. I freddi numeri parlano di 152 km percorsi in 11 ore e poco più, con qualche birra in meno si può limare qualcosa (ma mica tanto !!!). Abbiamo tagliato qualche piattone sterrato noioso e deciso definitivamente cosa succederà sul Monte Pisano, il settore è stato denominato la salita di Fonte Merda una ventina di chilometri scarsi con 800 metri di dislivello complessivo si parte da zero a Cascine di Buti e si arriva a zero a Caprona. Per quanto riguarda l'altro pezzo inedito trattasi del Balbanello salitella famosissima tra gli stradisti di zona (rodies per chi non può fare almeno degli inglesismi)  che porta in dirittura d'arrivo, in ballottaggio fino all'ultimo con il Passo del Cancellino, l'annosa questione è stata dipanata grazie all'interpretazione del volo di alcuni uccelli di passaggio sul Padule di Massaciuccoli. Gli ultimi due cappaemme sono ancora top secret. Il resto rimane invariato: sterrati per tutti i gusti, qualche tratto erboso e passaggi randagi che ci piacciono tanto, in qua e in là qualche lingua d'asfalto per riposare il culo. Foto. 

PICCOLE MODIFICHE




















L'impronta del tracciato rimane più o meno la stessa, si è tolto un piattone un po noioso sul Fiume Arno in favore di un'allegra scampagnata sul Monte Pisano e un simpaticissimo zampellotto ai -10 dove chi vuole può cercar di fare la differenza, tutto rigorosamente sassi, polvere e fatica. Domenica si fa la traccia o si muore, d'altro canto: CORAGGIO E SEMPRE AVANTI.. LA MORTE E NULLA PIU' !!!