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RE BEMOLLI

Siamo andati a Mondeggi per correre la Re Bemolli la prima edizione di una coutryrace organizzata dai ciclisti arnesi. Percorso sublime 50 km scarsi con circa 1000 m di dislivello positivo, non c'è pianura, tracciato dalla mente perversa di Rozz. La traccia infatti è per cinghiali e/o cartografi consumati. Piove con decisione, il morale come sempre è dei migliori. Fango che schizza ovunque, pozze grandi come nella palude del Dnepr e guadi belli gonfi.
Vi salto la parte in apnea, in cui provo a stare con i migliori ma rimango a bagno maria. ad ogni modo sto bene e mi trovo a mio agio in questa giornata, che chiunque definirebbe di merda. Intraprendo la salita di Castel Ruggero, che più o meno è la penultima fatica di giornata, saranno circa 3  km di sterrato, in cima c'è la Madonna. Torno su asfalto nonostante continui a piovere, ho il morale alto, mancano poco meno di venti km e mi sto divertendo, devo dare tutto. A questo punto la traccia prevede un anello che sale al Monte Masso. Dopo due curve asfaltate chi incontro? il mio ciclista preferito: Fano!!! Non puoi capire come son contento mi dice. Li offro un paio di fichi secchi e conforto morale.  

La versione del capitano al momento del nostro incontro:

Io ero in fase sopravvivenza. stop
non scherzo. stop
senza cell. stop
monte sconosciuto. stop
traccia non funzionante. stop
fame e freddo. stop
le pecore emettevano richiami umani. stop
sono entrato in un pollaio a cercare un uovo. stop
ho rovistato nel cassonetto della carta per cercare un giornale. stop
quando ho visto Gori... stop
ho pensato di aver visto il capitano Shackleton. stop

il continuo:

Scaliamo il Monte Masso dal lato duro sbagliandoci (lui l'ha già scalato dall'altra parte ma nella concitazione non me l'ha detto). Scendiamo, ci fermiamo quelle due o tremila volte per interpretare tracce sovrapposte. Un po' di mangia e bevi. il tempo ancora di cogliere un giaggiolo da portare alla mia bella che mi aspetta all'arrivo e di caricare sulla Scapin una palla di fango da 5 kg e siamo al traguardo! Quale miglior premio del via libera del tuo capitano???
Secondo e terzo dietro a Rozz. 

Grazie agli Arnesi per l'organizzazione e alla Fattoria Bene Comune di Mondeggi per l'ospitalità, il pranzo e l'ottima birra autoprodotta!!!

IL RICHIAMO DELLA FORESTA

All’ombra di un faggio gigante
sedevo assorto e lontano miravo
valli distese e lor dolce oscillare.
Sedevo un tappeto di foglie
e udivo l’acuto cantare
e gli innumerevoli suoni
d’uccelli stanchi di volare.
Sedevo e immaginavo,
tra l’alte erbe di quelle valli,
i mondi che mi son nascosti,
i lor misteri e i loro molti inganni.
Sedevo all’ombra di quel faggio.
E tutto intorno si taceva.


Poi mi sono svegliato in un ostello di periferia, quello che mi aspettava, se possibile, era ancora meglio: attraversare in bicicletta, un pezzo di territorio apprezzabile a colpo d'occhio sulle carte geografiche appese nelle aule delle elementari. Quel tratto dove il rosa dell'Emilia Romagna diventa il verdino della Toscana ed è tutto un pochino più scuro perché ci sono le montagne. L'obbiettivo è semplicissimo andare da Bologna a Firenze svalicando l'Appennino ...e che ci vuole, basta fare il Passo della Futa, NO stolti!! La comitiva assai variopinta ha bandito le strade asfaltate. Il plotone era in procinto di affrontare la Via degli Dei, che ci avrebbe portato a scarpinare su sentieri arditi e guidare su discese alquanto tenni'he, tra infidi affioranti apparati radicali, chiari freschi e dolci guadi, scivoloso macigno appenninico e abbondanti manti di foglie scricchiolanti. Raggiungendo assolate vette e proseguendo su scorraggianti perdite di quota. Attraversando nebbiose e magiche faggete, solcando mari di brillantissimo verde e l'antico lastricato della Flaminia Militare. 
Due fantasmagoriche giornate di bicicletta intervallate da un selvaggio bivacco traboccante di #campvibez. 
Centotredici chilometri, tremilanovecentoottantacinque metri di dislivello positivo, una birra per ogni paese attraversato, sessanta fotos.

LA COPPIA DI VIAREGGIO

Sto un po' al gancio... Ma ci sono ancora due passaggi su sto cazzzo  di muro.... È dura la birra sembra non finire mai, ed è pure bona!!!

fino ad oggi il marconista aveva ricevuto e decifrato poche e frammentarie notizie provenienti dalle Fiandre (peraltro necessarie di censura) dove capitan Fano e il nostro amico Rozz si sono recati per correre la Ronde giunta alla sua centesima edizione. Ma ecco che oggi, come di norma accade, è giunto in volo al Castello di Nozzano Marco Aurelio, portando il consueto rapporto; ed è quindi senza indugio che vi proponiamo il sempre schietto punto di vista del capitano su questa classica monumento.

I muri sembrano avere fama e nome di ufficiali nazisti.. stop
Wolvenberg, Kruisberg, Koppenberg.. stop
Ti vengono annunciati come un esecuzione.. stop
In realtà il giro delle fiandre per amatori è una gran festa!!! stop
Niente a vedere con la gara della domenica.. stop
Mestiere di merda il corridore dice Rozz!.. stop
Ora lo penso anche io.. stop

16000 rincoglioniti, 130 km, 17 muri.. stop
Partenza alla francese.. stop


Obbiettivo: 

- Restare nelle 7 ore, 
- Sfondarsi a tutti i ristori, 
- Godersi il panorama.. stop

Risultato 25,2 km / H  di media.. stop
Muri tutti pedalati tranne il koppenberg.. stop
Sembrava la ritirata di un esercito sconfitto.. stop
In spalla la bici al posto del fucile.. stop



Arrivo dopo 5 ore e 10 min circa.. stop

Conclusioni:


In Italia prendiamo lo sport troppo sul  serio.. stop
Alcolismo e ciclismo in queste terre depresse si compensano.. stop
Non è il fango non è il pavé o il clima avverso.. stop
Non esisterebbe la mentalità belga senza fiumi di birra!!! stop


Tutti liberi di fregiarsi con il leone solo una cosa vi verrà chiesta in pegno...
Non il fango o vestiti fradici non fatica o sudore
ma parte del vostro fegato!!! stop

ABBIAMO FATTO UNA COSA ASSURDA...


Venerdì 26 febbraio l’alpinista italiano Simone Moro, quello basco Alex Txikon e quello pachistano Ali Sadpara hanno realizzato la prima ascensione in inverno del Nanga Parbat, uno dei quattordici “ottomila” della Terra: la vetta scalata dai tre alpinisti è alta 8126 metri e si trova in Pakistan. L’alpinista italiana Tamara Lunger, che faceva parte della spedizione, si è fermata poco sotto la cima del Nanga Parbat. Era il penultimo ottomila rimasto a non essere mai stato salito in inverno, insieme al K2, la seconda montagna più alta della Terra: quella di Moro, Txikon e Sadpara è considerata quindi una salita importantissima per la storia dell’alpinismo in Himalaya. Salire un ottomila in inverno è molto più difficile e pericoloso che farlo nel periodo in cui tradizionalmente si organizzano le spedizioni in Himalaya, cioè in primavera o in autunno. Dopo aver raggiunto la cima del Nanga Parbat, Moro, Rxikon, Sadpara e Lunger hanno passato la notte al quarto campo allestito per la salita, a una quota di 7200 metri.




Finora la salita invernale del Nanga Parbat era stata tentata 31 volte, 12 sul versante sud-est, dalla cosiddetta parete Rupal, e 19 da quella nord-ovest, conosciuta come Diamir. Per Simone Moro, che è di Bergamo ed è l’alpinista himalayano italiano in attività più forte e conosciuto internazionalmente, era il terzo tentativo. Moro aveva già salito per la prima volta in inverno altre tre montagne più alte di ottomila metri: nel 2005 aveva salito lo Shisha Pangma, nel 2009 il Makalu e nel 2011 il Gasherbrum II. Moro, Txikon, Lunger e Sadpara avevano lasciato il campo base il 22 febbraio, e hanno salito il Nanga Parbat percorrendo la via Kinshofer, aperta nel 1962 sulla parete Diamir dal tedesco Toni Kinshofer e oggi considerata la via “normale” per la salita.

Il Nanga Parbat si trova in Pakistan, vicino al confine con la Cina, e appartiene alla catena montuosa dell’Himalaya, nonostante si trovi alla sua estremità occidentale molto lontano dall’Everest e dal K2. Fu salito per la prima volta nel 1953 dal grande alpinista austriaco Hermann Buhl, che raggiunse la cima della montagna da solo dopo che i suoi compagni erano tornati indietro, in una delle imprese più famose della storia dell’alpinismo himalayano. Il Nanga Parbat è considerato uno degli ottomila più difficili e pericolosi: nel 1970, in un’altra spedizione molto famosa e discussa, morì Günther Messner, fratello del famosissimo alpinista Reynold Messner, mentre i due cercavano di scendere il versante nord-ovest, conosciuto come Diamir. A lungo la versione data da Reynold Messner dell’incidente fu messa in discussione, e l’alpinista fu accusato di aver abbandonato il fratello: nel 2005 fu ritrovato il cadavere di Günther Messner, proprio dove per anni il fratello aveva sostenuto si trovasse, confermando la sua ricostruzione.

MEANWHILE IN NEW ZEALAND




















Ho perso qualche anno di vita.. Ho scelto la strada sbagliata che era tutta in salita e un vecchio in macchina si è fermato dicendomi: "mi raccomando quando torni indietro non salire sulla bc perchè è troppo pericoloso" ahahha.. quindi praticamente ho passato la mattinata a spingere la bc, però prima sono andata in un posto pieno di fango. Divertente. mi sono smerdata tutta. Sulla strada c'era un cartello che diceva ai camion di cambiare marcia e stare attenti perchè c'era troppa pendenza. Non so perchè sono andata lì. Adesso faccio schifo. Non capisco niente di bc cavolo, a un certo punto mi è partita la catena, ma non sapevo che dovevo capovolgere la bc, poi lo appoggiata in terra e ce l'ho fatta! La strada sembrava normale poi però dopo la curva c'era un muro, però la parte sulla spiaggia mi sono divertita.









mi viene soltanto da aggiungere... si intravede un barlume di speranza

FANO SINGS BURZUM

Un capitano lo è per tanti motivi e lo riconosci comunque. Così Fano quando scavalcava assieme ai fratelli Cani Sciolti tronchi e neve non sapeva che sarebbe approdato oltreoceano ma si sa: il capitano può arrivare ovunque.

The Mountain plays Burzum ... and Fano sings.
Altre foto su The Radavist e sul Flickr dei Cani Sciolti


CIA'

Siamo stati in Valtellina. Non è che siamo maleducati e non vogliamo fare un report ma, in Valtellina ti fanno sentire a casa e quando sei sul divano di casa tua o nel tuo bar dove vedi i tuoi amici non fai un report e dici: sono stato sul divano, sono stato al bar... quindi ascoltate solo un consiglio spassionato: venite a correre le garette dei CaniSciolti perché sono garette che si ricordano a lungo!

DOPPIETTA



Il 25 Aprile i fratelli Cani Sciolti ci fanno pedalare sullo sterrato... sabato  invece c'è la la tripla L ovvero da Lodi a Lecco e di nuovo a Lodi: 170 km lungo l'Adda per strade da bianche a marroni sapientemente cucite insieme dal buon Dens. 

VETTA DEL CROCE


Ritrogoli - Foce del Crocione - Foce del Pallone - Albergo Alto Matanna -     Foce delle Porchette - Monte Croce A/R

VEN-TO




Una MIVE all'incontrario unita ad una MITO... ci immaginiamo già la prima randonneè single speed su terreno misto lunga quasi 700 km. Speriamo di poterla disputare presto.

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