Эльбрус: DOVE SI VEDE BLU

Tanti e sinceri complimenti alla spedizione lucchese autorganizzata composta da due nostri amici che ha conquistato la vetta dell'Elbrus, portandosi a 5621 metri sul livello del mare in stile alpino. Lassù, dove l'ossigeno scarseggia davvero e si vedono strani riverberi, dove non osano le aquile ma neanche nessun altro animale, ma soprattutto dove non arriva il soccorso alpino, se sei nella merda: il Vigolo e il Pardo c'hanno messo i piedi!


questo il racconto del capocordata:


Il 13 Agosto partiamo da Bologna io Alberto Vigolo e il mio amico Emanuele Pardini alla volta dell'Elbrus, vetta maggiore dell'Europa e della Russia con i suoi 5600 m e oltre. La nostra spedizione era stata decisa circa sei mesi prima al circolo A.R.C.I. il lampadiere di Lucca, tra una e più birre e altre! I nostri zaini sono carichi a dismisura con oltre 25 kg di attrezzature, per superare freddi invernali, bivacchi, campi e ghiacciai crepacciati.
Dopo un po' di aerei - Bologna francoforte, Francoforte Mosca, Mosca Mineralnye Vody - giungiamo il 15 agosto a Mineralnye Vody, dove siamo accolti da un'orda di taxisti che vedendoci diretti all'Elbrus ci chiedono se vogliamo un passaggio per qualche destinazione amena. Quasi infastiditi inizialmente li scacciamo, per poi convincerci che al contrario ne avevamo bisogno: la nostra idea iniziale di salire per il versante SUD non è praticabile per problemi militari in Kabardino Balcaria, e ci consigliano di salire da NORD. Accettiamo. Un taxista ci accompagna a Kislovodsk, ultima cittadina a 1000 m s.l.m. prima del forte profumo della catena del Caucaso.

Ci concediamo una dormita nella cittadina, in una pensione consigliataci da una guida turistica di montagna, la quale ci da la possibilità di usufruire di alcuni viveri dei campi già allestiti per le spedizioni e dello spostamento di 90 km di jeep fino al campo base. Accettiamo L'indomani mattina 16 Agosto giungiamo al campo base a 2500 m.


Decidiamo di incamminarci fino al campo 1 a 3800 m di quota, superando distese di ex ghiacciai, morene vulcaniche, brevi tratti su neve. Al campo 1 montiamo la tenda sotto una pioggerella fredda mista a nevischio.


Il mattino seguente 17 Agosto ci svegliamo e rimaniamo estasiati e quasi impressionati nel vedere ciò che ci aspetta: un mare di ghiaggio, seppur poco pendente, con qualche crepaccio, che si eleva per oltre 1800 m sopra di noi! Iniziamo il nostro acclimatamento. Ci sentiamo bene ma la quota aumenta la consueta fatica della progressione di conserva su ghiacciaio. Arriviamo fino a 4400 m di quota, fino alle rocce Rockland. Vorrei andare oltre, ma il mio compagno preferisce risparmiare forze per l'indomani, giorno in cui vorremmo provare l'ascesa alla vetta. Nello scendere sentiamo un po' di malditesta, ma niente di più. Alle 18 ceniamo e alle 20 siamo già nei sacchi a pelo. La temperatura al campo 1 è circa allo zero termico. Durante l'acclimatamento e la cena frugale decido di non fare un campo intermedio, anche per I racconti degli altri alpinisti, per cui sveglia a mezzanotte, partenza all'una. Dormo poco, così decido di non mettere più di una sveglia, in realtà non sento la sveglia ma mi sveglio di soprassalto all'1 e 15' del 18 agosto. Mi alzo di scatto, guardo fuori e le due puppore dell'Elbrus appaiono terze, illuminate da una mezzaluna splendida, brillano davanti ai miei occhi quasi chiamarmi! Pardo, pardo! Svegliati andiamo! Eh eh?!? ah, sì ok, mi preparo, non ha suonato la sveglia? ..colazione frugale, riempiamo I termos, prepariamo qualche cosa di cibo da portarci, alle 2 e 10' già I ramponi ai piedi!
Partiamo a 350 m di dislivello l'ora, ci avviciniamo ad altre cordate partite probabilmente all'una...verso l'alba siamo già oltre 4800 m.s.l.m., festeggiamo con uno sguardo tra noi l'aver superato la massima quota alpina, una cordata sempra seguirci ma poi tornerà indietro, rallentiamo il passo a 250 m di dislivello l'ora, giungiamo a 5000 m, la fatica si fa sentire, l'ossigeno manca, oltre 5200 m facciamo massimo quaranta passi e ci fermiamo. Nei momenti di riposo l'organismo va come in trance, vediamo sfumature blu, sembra che ci assopiamo, quasi inebriati dalla mancanza dell'ossigeno. Ma dopo qualche decina di secondi andiamo, si riparte! Bisogna procedere, non possiamo riposarci oltre, se ci addormentiamo qua non ci risveglieremo, stare in piedi e camminare, altrimenti potrebbe accaderci!
Felici di procedere, felici di essere due compagni, il Pardo mi segue fedelmente e capisco che raggiungeremo la vetta, la vetta va raggiunta! Vediamo scendere una cordata di quattro che non ha raggiunto la vetta e ci illude che è vicina. Dopo altri 100 m di dislivello, scende una cordata di due, unica ad aver raggiunto la vetta prima di noi e ci comunica con sguardo molto affaticato, quasi stravolto, quasi paonazzo che mancano ancora poco meno di 200 m. Testa alta e andare, forse procediamo più spediti, raggiungiamo una cima minore, poi finalmente il cippo di vetta. Poche foto, un po' di thè, c'è vento e la temperatura è circa dieci gradi sotto zero. Sono le 11:30. Siamo di mezz'ora in anticipo rispetto alle previsioni e ai tempi canonici.





Siamo felici, vorremmo festeggiare ma dobbiamo subito scendere, perché non si sa mai cosa possa fare il tempo. Gli oltre 1800 m di salita vanno fatti anche in discesa. I pericoli sono I soliti: non vedere un crepaccio, perdersi nella nebbia, farsi mancare le forze e assiderare.
Scendiamo forzatamente. La discesa è faticosa quasi quanto la salita, ma dobbiamo scendere. Le bevande finisco ma siamo un poco ristorati sui 4800 m da un gruppo con la guida che si sta acclimatando, siamo felici ma stravolti. Vediamo le tende in lontananza ma sembra non vogliano avvicinarsi! Finalmente verso le 17:30 usciamo dal ghiacciaio, ci togliamo I ramponi, e barcolliamo sulle ultime rocce che ci conducono alla nostra tenda. Una foto, un sorso di the e dritti nei nostri sacchi a pelo. Stiamo molto bene, ma il fisico è stanco. Pur avendo occhiali da ghiacciaio gli occhi mi bruciano un poco, mi sento molto accaldato ma felicemente esausto. Un sonno profondo ci accompagna entrambi fino alla mattina del 19 agosto. Alle 9:00 smontiamo la tenda, salutiamo le altre spedizioni e scendiamo al campo base, percorrendo questi terreni vulcanici, dalle rocce modellate dalla temperatura quasi fossero sculture geometriche futuriste. Al campo base con della sana birra festeggiamo la riuscita della nostra impresa, concludendola così nel modo con cui l'avevamo partorita.

2 commenti:

joanfran ha detto...

grandi! racconto bellissimo.
che voglia di montagna...

Stefano ha detto...

Bravi. Mi sa che ci siamo incrociati. Noi eravamo li dal 5 al 16 agosto.